La vedova d'un uomo vivo

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“Ici, l’italien devient la langue officielle des rêves.
Dans leur liste des musiciens et instruments précieux, précis, ces Italiens ont oublié de créditer leur plus grand virtuose – on le reconnaît, il a illuminé de sa présence vibrante les meilleurs Talk Talk ou Godspeed. Applaudissons donc le silence, qui, entre deux notes tenues jusqu’à l’extinction, deux psalmodies graves, offre à cet album une amplitude et une tension qui présentent au folk les vertiges du post-rock. Soit des constructions lancinantes, du laconique vers le volcanique, de la contemplation à l’explosion – sans poudre aux yeux. C’est beau, c’est effrayant, la vie en Morose.”
(Les Inrocks)
Il y a un souffle, il y a de la souffrance, il y a une veine qui alimente une envie noble et poétique, de quitter ce monde qui ne cherche qu’à solutionner les différences. Aimons cette différence, aimons ce disque lettré, ce disque de la dérive des envies d’évasion, ce disque qui de sa difficulté fait naître des beautés intemporelles, celles des sages. Je suis descendu de la montagne, sous mon bras « La Vedova D’Un Uomo Vivo ». Un grand, un très grand frisson.
(A découvrir absolument)
“Al trio spezzino Morose, esordito una decina d’anni fa con un folk lo-fi che si è fatto via via più cupo e introspettivo, non ha nociuto il passaggio alla nostra lingua, dopo tre album in inglese. I testi di spessore “letterario” - qui con citazioni da Strindberg, Breton e Aragon - ne guadagnano difatti in genuinità e immediatezza. I brani, pur denunciando ascolti di Current 93 e altri cantori dark-apocalittici, riescono poi a distillare una personale canzone d’autore “esistenzialista” che è tutto fuorché banalmente sepolcrale. Valerio Sartori e Pier Grigio Storti (più alcuni ospiti, tra cui Jenny Jo Oakley di Empty Vessel Music) supportano con misura e concentrazione l’intensa declamazione di Davide Landini, in lirici arrangiamenti cameristici che offrono più di un passaggio di impressionante, solenne e austera bellezza. (7)” (Rumore)
Le canzoni dei Morose sono stranianti. Ti rapiscono, ti succhiano tutta l'energia che hai e poi ti restituiscono alla realtà quotidiana come se nulla fosse... Ma in cuore tuo, lo sai che ti hanno fatto male, come facevano male le canzoni di Ciampi, De Andrè, e Sergio Endrigo.” (La Repubblica)
"Passerà del tempo prima di riprendersi dallo choc che l'ascolto di quest'opera, prima dei Morose in italiano, comporta all'orecchio dell'atarassico non più abituato, se lo è mai stato, alla vertigine dell'attesa. La coproduzione tra alcune piccole imprese del bon ton italico insieme ai francesi di Travelling Music ha il potere di far finalmente risorgere un Lazzaro chiamato Morose, fenomeni con “People have ceased to ask me about you”, che rischiavano di lasciare incompiuta e inedita una pietra fondamentale per la propria carriera e chissà, per la canzone colta di questo Paese. [...] Avrei solo potuto sperare che dato lavoro uscisse così. (8)” (Blow Up)
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